Digital news report Italia 2026: un pubblico disincantato e più selettivo: cambia la geografia dell’informazione in Italia tra algoritmi, creator e IA, la sfida per il giornalismo è ricostruire una relazione con il pubblico, fondata su qualità, rigore e approfondimento

Interesse e fiducia nelle notizie continuano a indebolirsi. Eppure gli italiani non smettono di informarsi: il 57% consulta le notizie più volte al giorno, secondo dato più alto tra i Paesi di riferimento dopo la Finlandia. È la fotografia del Digital News Report Italia 2026, presentato oggi a Torino alle 10, alla sua terza edizione. Una fotografia che, anche quest’anno, mostra il confermato paradosso italiano – alta frequenza, bassa fiducia – ma offre anche una chiave di lettura nuova: non si tratta più solo di una crisi dell’attenzione, ma di una crisi della relazione. Il pubblico non è scomparso: è più distante, più selettivo, più mediato da piattaforme, algoritmi e nuovi intermediari. Con un segnale significativo: tra i 18-24 anni, il 28% si dichiara molto o estremamente interessato alla politica – il dato più alto di tutta la fascia adulta, e il segnale di una domanda giovanile che l’offerta attuale non sempre intercetta.

Social media, motori di ricerca, aggregatori, creator e chatbot di intelligenza artificiale non sono più semplici canali di distribuzione: sono diventati ambienti in cui il pubblico incontra le notizie, spesso in modo incidentale, spesso senza cercarle. Per le testate la sfida è duplice: essere presenti in questi spazi e rendere riconoscibile il proprio valore anche quando il primo contatto con la notizia avviene altrove. Una sfida che richiede, prima di tutto, linguaggi più accessibili e una maggiore capacità di spiegare e contestualizzare, non di aggiornarsi più velocemente.

Lo confermano i dati sui creator e newsfluencer, una delle novità di questa edizione, seguiti dal 36% degli italiani e apprezzati proprio per la chiarezza e la capacità di rendere comprensibili i fatti, più che per la brevità. Un pubblico che fatica talvolta a distinguere tra giornalismo ed entertainment, ma che sa cosa cerca: spiegazioni, non solo aggiornamenti. Stesso segnale dalla Smart TV: il televisore, rilevato per la prima volta come dispositivo, viene usato dal 46% degli italiani per informarsi, ma quasi la metà dei suoi utenti lo fa attraverso YouTube, piattaforma di approfondimento, non di aggiornamento rapido. Quanto ai pagamenti: pochissimi pagano (8%), ma chi lo fa sceglie sempre più un abbonamento continuativo. E lo fa anche per convinzione: il 38% cita motivazioni ideali, come sostenere il giornalismo o garantire l’accesso ad altri.

Lo studio rende disponibile, elabora e analizza i dati sul nostro Paese raccolti ogni anno nell’ambito del principale studio globale sull’informazione, il Digital News Report 2026 del Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, che quest’anno copre 48 paesi su sei continenti.

L’analisi è il risultato di un lavoro congiunto tra il prof. Alessio Cornia (Dublin City University), autore per l’Italia del Reuters Institute Digital News Report, e il Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università degli Studi di Torino, che ha promosso e pubblicato lo studio. Al fianco di Cornia hanno collaborato tre autori del Master — Marco Ferrando, Paolo Piacenza e Celeste Satta.

Alessio Cornia, autore per l’Italia del Reuters Institute Digital News Report, ha dichiarato: “I dati del 2026 ci dicono che, per il giornalismo, la sfida non è più soltanto catturare l’attenzione, ma ricostruire una relazione solida e riconoscibile con il pubblico. Gli italiani continuano a informarsi, ma lo fanno in ambienti sempre più mediati, dove il brand giornalistico resta spesso in secondo piano. Creator e chatbot non vanno letti solo come minacce: sono segnali di aspettative che il giornalismo non sempre soddisfa, come chiarezza, accessibilità, capacità di spiegare. E i dati sugli abbonamenti ci ricordano che, quando il rapporto con il pubblico è solido, le persone sono disposte a sostenere il giornalismo. Non si paga soltanto per un prodotto: si sceglie di sostenere un progetto giornalistico credibile, di cui ci si sente parte.”

“Questa terza edizione del Digital News Report Italia ci offre uno specchio preciso dello stato dell’informazione nel nostro Paese. I dati ci dicono che il pubblico non ha smesso di cercare notizie, ma che vuole essere compreso, non solo aggiornato. Chiede spiegazioni, contesto, affidabilità, linguaggi accessibili. È una sfida che il Master accetta in pieno: formare giornaliste e giornalisti capaci di costruire quel legame di fiducia e credibilità che i dati ci dicono essere ancora cercato, anche quando non sempre trovato.”, hanno dichiarato Laura Scomparin, direttrice scientifica del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino, e Marco Ferrando, direttore delle testate del Master e vicedirettore di Avvenire.

I risultati della terza edizione del Digital News Report Italia saranno illustrati e discussi questa mattina alle 11 presso la sede del Master, in via Verdi 25, in contemporanea con la presentazione dell’edizione globale da parte del Reuters Institute dell’Università di Oxford. Introdurranno i lavori Laura Scomparin, direttrice scientifica del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino, e Riccardo Terzi, Head of News Partnerships, Southern Europe, Google. La ricerca sarà presentata da Alessio Cornia, professore associato alla School of Communications della Dublin City University. Ne discuteranno Giuseppe Bottero, vicedirettore de La Stampa; Marianna Bruschi, vicedirettrice Head of digital SkyTg24; Alessia Cerantola, strategic projects editor Occrp; Simone Spetia, giornalista a Radio 24. Conducono Marco Ferrando, direttore delle testate del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” e vicedirettore di Avvenire, e Marco Rubino, Partner di Excellera e Managing Partner di Community.

Il Digital News Report Italia è stato realizzato con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo e Google, e vede coinvolti come partner Excellera, Associazione Nazionale della Stampa Online (Anso), Festival Glocal, e ha il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti, dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e dell’Università degli Studi di Torino. Al link https://mastergiornalismotorino.it/progetti/digital-news-report-italia/può essere scaricato il report integrale a partire dalle 7 del 16 giugno 2026.

La ricerca, in pillole:

Interesse e frequenza: si consulta molto, ci si fida poco

L’interesse per le notizie raggiunge un nuovo minimo storico: solo il 34% degli italiani si dichiara molto o estremamente interessato, contro il 74% del 2016 — calo di 40 punti, il più marcato tra tutti i Paesi di riferimento. Ancora più basso l’interesse per la politica: solo il 16%, collocando l’Italia all’ultimo posto tra i 48 paesi dell’indagine globale. Fa eccezione significativa la fascia 18-24 anni: il 28% si dichiara molto o estremamente interessato alla politica — segnale di una domanda giovanile di informazione politica non sempre intercettata dall’offerta attuale. La frequenza di consultazione resta però elevata: il 57% consulta le notizie più volte al giorno, secondo dato più alto tra i paesi benchmark dopo la Finlandia.

Fiducia, disinformazione e news avoidance

La fiducia nelle notizie cala ancora, fermandosi al 32% — quattro punti in meno rispetto all’anno scorso, sotto la media internazionale. Particolarmente bassa la fiducia nelle notizie incontrate sui social media (15%) e tramite chatbot di IA (16%). La preoccupazione per la disinformazione cresce: il 59% degli italiani si dichiara fortemente o abbastanza preoccupato (+5 punti rispetto al 2024). La news avoidance torna a salire: il 36% evita spesso o a volte le notizie (+3 punti rispetto all’anno scorso).

Fonti: l’online amplia il vantaggio sulla TV nell’uso settimanale, social in forte crescita

Considerando tutte le fonti utilizzate nella settimana precedente, l’online consolida il vantaggio sulla TV: le fonti digitali salgono al 69%, mentre la televisione scende al 62%. Come fonte principale, però, la TV resta al primo posto (48% contro 45% dell’online): solo Italia e Francia mantengono questa prevalenza tra i paesi benchmark. I social media salgono al 45% nell’uso settimanale (+6 punti) e raggiungono il 22% come fonte principale, dopo tre anni fermi al 17%. L’abbandono di una fonte non coincide con l’abbandono delle notizie: chi lascia la TV si sposta verso altre fonti digitali, non verso il silenzio informativo.

La TV resiste, ma YouTube entra nel salotto: il caso Smart TV

La televisione rimane la prima fonte per quasi la metà degli italiani, caratteristica di un Paese con età media elevata. L’edizione 2026 introduce però una novità: la rilevazione del dispositivo Smart TV, usato dal 46% degli italiani per informarsi. Quasi la metà dei suoi utenti vi accede prevalentemente tramite YouTube o altre app video — non attraverso i canali televisivi tradizionali. Il televisore diventa così schermo per contenuti approfonditi e spiegazioni video di formato medio-lungo. All’opposto, i video brevi sui social — dominanti su Instagram, TikTok e Facebook — sul fronte dell’informazione segnano il passo: consumati, ma non percepiti come strumento informativo di primo piano.

Performance delle testate

Nel contesto digitale, le testate televisive mostrano maggiore tenuta rispetto ai quotidiani, molti dei quali hanno dimezzato la reach dal 2017. I quotidiani locali consolidano la propria penetrazione. In vetta al ranking online si confermano Fanpage (22%), seguita da Tgcom24 online e Ansa online (17%), SkyTg24 online (14%) e la Repubblica online (11%). Il Post e Will Media confermano una marcata caratterizzazione giovanile (rispettivamente 15% e 11% tra gli under 35).

Creator e newsfluencer: il pubblico vuole spiegazioni, non solo brevità

Il 36% degli italiani ha fruito di notizie da creatori di contenuti o singoli giornalisti nell’ultima settimana, con punte del 66% tra i 18-24enni e del 53% tra i 25-34enni. I dati mostrano che il pubblico fatica talvolta a distinguere tra giornalismo ed entertainment, ma esprime un bisogno preciso: spiegazioni chiare, coinvolgenti, capaci di contestualizzare. La brevità non è un valore assoluto: pesano di più la qualità e la capacità di dare senso ai fatti. I creator non sostituiscono il giornalismo professionale — solo il 5% di chi li segue dichiara di non sentire il bisogno di altre fonti — ma indicano aspettative che le testate farebbero bene ad ascoltare.

Chatbot di IA: una minoranza strutturata

I chatbot di intelligenza artificiale sono usati per informarsi dal 6% degli italiani — un’avanguardia digitale giovane e istruita. Li usano soprattutto per approfondire notizie già incontrate (41%) e per orientarsi tra le fonti (26%), più che per ricevere gli ultimi aggiornamenti. Un utilizzo che rispecchia la stessa domanda di spiegazione e contesto che emerge dai dati sui creator.

Pagamenti: non si paga un prodotto, si sostiene un soggetto credibile

La quota di chi paga per l’informazione online scende all’8% — metà del valore del 2016. Ma tra i paganti, chi ha sottoscritto un abbonamento continuativo almeno mensile passa dal 31% del 2025 al 43% del 2026. I più giovani mostrano maggiore apertura verso formule digitali. Le motivazioni rivelano qualcosa di strutturale: alle ragioni pratiche si affiancano motivazioni ideali indicate dal 38% dei paganti, come sostenere il giornalismo o garantire l’accesso gratuito ad altri. Chi paga non acquista un prodotto o un’utilità: sostiene un progetto in cui ripone fiducia. La sostenibilità del giornalismo passa dalla qualità della relazione con il pubblico, prima ancora che dal numero di abbonati.

Imparzialità e copertura dei grandi temi

Il 55% degli italiani preferisce fonti prive di un particolare punto di vista. Questa domanda di imparzialità convive però con giudizi severi sulla copertura dei grandi temi: su tutti gli argomenti considerati, i giudizi negativi superano ampiamente quelli positivi. Il caso più critico riguarda l’immigrazione (44% di valutazioni negative contro 11% di positive). Il 32% degli italiani considera i politici molto influenti sull’informazione — percentuale che sale al 69% sommando anche chi li ritiene “abbastanza” influenti.

Martedì 16 giugno 2026 alle 11 presso la sede del Master

Manca poco alla pubblicazione del bando dell’edizione 2026/2028. Abbiamo preparato

Un incontro importante. Il 14 aprile la classe del Master

Il Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di

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